La bottega del pane di Margherita

23 agosto 2017
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Il pane e le cose di Piazza

Piazza Annonaria è un luogo unico, speciale. È depositaria di un nonsoché,  di indecifrabile, un gusto particolare. Le persone dovrebbe entrare oltre che per i nostri prodotti anche per le cose di piazza.

È questa la cifra che Margherita sente in Piazza Annonaria ma che da fuori non si vede, la sua idea è che siano venute a mancare in questi anni proprio quelle sensazioni intangibili che invece dovrebbero essere il cuore di questo luogo.

Entri in un locale piccolo piccolo e ti ritrovi dentro alla bottega più classica. Margherita e Elena ti accolgono con grande cordialità, il più delle volte ti salutano per nome. È il bello dei luoghi come questo: le persone si salutano per nome perché nel tempo hanno costruito legami che vanno oltre il semplice rapporto commerciale. Elena è la figlia di Margherita e insieme portano avanti La Bottega del pane come naturale prosecuzione dell’attività di famiglia: fornai dal 1864, come si legge nell’insegna.

L’insegna, l’arredo, il packaging, ho fatto tutto di testa mia e sono contenta perché oggi la mia bottega è diventata maggiorenne.

Margherita è così, è una forza della natura, non si ferma davanti alle difficoltà e cerca sempre di vedere il lato positivo di ogni situazione. Mi racconta delle manifestazioni che vengono organizzate nella Piazza:

quasi mai gli eventi proposti qui riguardano i nostri prodotti ma spetta proprio a noi, a noi che conosciamo la qualità dei prodotti che vendiamo, riuscire a raccontarli anche in contesti che non aiutano.

Il pane che Margherita vende è prodotto dai suoi fratelli che preparano, oltre al pane più classico, anche alcuni tipi di pane biologico o con farine speciali, tutti rigorosamente con pasta madre e doppia lievitazione.

La volontà di Margherita è dare spazio ai produttori locali, addirittura della città, e ogni settimana propone diverse specialità della zona.

Il rapporto tra i commercianti, l’andare a casa delle persone per aiutarle con la spesa, lo spazio architettonico, tutto questo non-detto, queste sono le cose di piazza di cui parla Margherita. Queste cose fanno della Piazza un luogo altro e questa alterità deve diventare la chiave di volta per un futuro possibile.